Il rapporto di Legambiente “Mal’aria edizione speciale” promuove solo il 15% delle località italiane. Ecco quali sono.

In Italia, la maggioranza delle città continua ad essere afflitta dallo smog, tranne rare eccezioni. Questa la fotografia scattata da Legambiente nel rapporto Mal’aria edizione speciale. Il nostro Paese, del resto è già stato condannato dalla Commissione europea ed è ancora sotto procedura di infrazione per aver violato la Direttiva europea 2008/50 sulla qualità dell’aria ambiente per il superamento dei limiti consentiti per il particolato PM10 e PM2,5 e per il biossido di azoto (NO2).

Come si è svolto lo studio

I fattori di emissione di cui tenere conto nelle aree urbane sono numerosi. Altro tema da considerare quando si parla di qualità dell’aria è il cocktail determinato da condizioni climatiche, meteorologiche e geografiche che possono influenzare in maniera positiva o negativa le modalità di dispersione degli inquinanti. Il rapporto ha misurato le concentrazioni medie annue dei tre valori marker oggetto della procedura d’infrazione (PM10, PM2, NO2) per cinque anni, mettendoli poi a confronto con i limiti previsti dall’Oms. Secondo quest’ultimo, per salvaguardare la salute, il PM10 non deve superare i 20 microgrammi per metro cubo di media annuale, mentre il PM 2,5, ancora più pericoloso, non deve essere più alto di 10 microgrammi per metro cubo di media annuale. Entrambi gli inquinanti sono infatti cancerogeni certi. Per la normativa europea, le polveri sottili e il biossido di azoto non devono superare la media annuale dei 40 microgrammi per metro cubo. Dall’analisi di Legambiente è emersa una classifica poco confortante sul fronte di tali inquinanti, che svela come solo il 15% delle 97 città campionate in Italia abbia, nell’arco dei cinque anni di monitoraggio, raggiunto un giudizio sufficiente sulla base dei parametri valutati.

aria inquinata a Torino

Torino ha un livello di inquinamento dell’aria troppo elevato © iStockphoto

Sassari e Macerata, le città più virtuose

In testa alla classifica elaborata da Legambiente sulle città dove si respira meglio troviamo Sassari, promossa con un 9 e Macerata, voto 8. A pari merito, in terza posizione (voto 7) ci sono Enna, Campobasso, Catanzaro, Nuoro, Verbania, Grosseto e Viterbo. In quarta posizione L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani (voto 6).

Torino, Roma, Palermo, Milano e Como fanalini di coda

Dalla ricerca emerge chiaramente che l’85% delle città analizzate non raggiunga la sufficienza in tema di qualità dell’aria. Ultime in classifica sono le città di Torino, Roma, Palermo, Milano e Como, che nei cinque anni valutati dallo studio non hanno mai rispettato nemmeno uno dei limiti di tutela della salute previsto dall’Oms per i parametri considerati. Nello specifico, il problema sembra riguardare il particolato: solo il 20% delle 97 città analizzate ha registrato una concentrazione media annua inferiore a quanto suggerito dall’Oms per il PM10. Percentuale che scende rovinosamente al 6% se si parla di PM2,5, le frazioni più fini e potenzialmente più pericolose per la salute proprio perché facilmente inalabili dalle persone. Per quanto concerne l’NO2, invece, sembra che le cose vadano meglio: la percentuale delle città che è riuscita a rispettarne i limiti è dell’86%.

traffico inquina aria

Il traffico e le emissioni delle auto sono tra le cause principali di inquinamento dell’aria © iStockphoto

Come e dove agire

Nelle aree urbane le auto circolanti e il traffico sono il focus del problema. A questi si affiancano poi casi particolari di grandi zone industriali o portuali vicine alle metropoli: un ruolo chiave, infatti, lo gioca la composizione delle polveri sottili, quindi la qualità delle polveri oltre che la quantità. Ad esempio, nelle città dove hanno sede delle acciaierie è il black carbon contenuto nelle micropolveri a fare la differenza in termini di impatto sulla salute. Legambiente ribadisce che secondo gli studi delle autorità e del mondo scientifico, per veder calare l’inquinamento nelle città serve intervenire da subito sul traffico veicolare, riducendolo. A questo è necessario abbinare misure strutturali che vedono coinvolti i settori dell’agricoltura, del riscaldamento domestico e delle industrie. Attività che incidono fortemente in termini di emissioni anche nelle aree fuori città.