Il Barometro 2020 di Arval presenta una mobilità aziendale sempre più flessibile, grazie a formule come il mid term, sostenibile tramite il ricorso ad alimentazioni alternative e nel segno della connettività e dei sistemi di sicurezza a bordo delle auto

Arval Mobility Observatory, il centro studi di Arval che analizza le tendenze della mobilità, ha diffuso alla fine dello scorso anno il Barometro 2020, la consueta indagine che monitora i trend attuali e anticipa evoluzioni nelle scelte di mobilità professionale in Europa e anche in alcuni Paesi extra europei.

In un mercato italiano che presenta flotte di dimensioni più contenute rispetto alla media europea (71 mezzi in media contro i 107 rilevati in Europa), composte da veicoli giovani (5,6 anni l’età media in Italia, 5,4 anni in Europa), cresce il ricorso a soluzioni flessibili, si sviluppano le iniziative legate alla Responsabilità Sociale di Impresa da parte delle aziende e aumenta l’adozione di veicoli connessi e dotati di sistema di ausilio alla guida (ADAS).

Barometro 2020: flessibilità, sostenibilità e connettività sono le macro tendenze della mobilità del futuro 1

La flessibilità del noleggio a lungo e medio termine

Secondo il Barometro, il noleggio a lungo termine si rivela il metodo di finanziamento delle proprie flotte più scelto dalle aziende italiane, che vi ricorrono nel 28% dei casi, percentuale che sale fino al 54% se si prendono in considerazione solo le aziende di maggiori dimensioni, vale a dire con oltre 1.000 dipendenti. Il noleggio a lungo termine si conferma appetibile per le aziende perché contribuisce alla flessibilità della gestione della flotta, evita l’immobilizzazione di capitali e consente alle aziende di disporre di un parco auto sempre in linea con le ultime innovazioni tecnologiche.

Accanto al noleggio a lungo termine, cresce anche il ricorso a soluzioni di mobilità alternative: il 64% delle aziende intervistate, in Italia, dichiara di aver già adottato almeno una soluzione nella propria flotta. A guidare la classifica è il mid term, già scelto dal 56% delle aziende, cui segue il noleggio ai privati (43%), sempre più popolare tra i non possessori di auto aziendale e soluzione flessibile cui le aziende guardano come strumento di welfare e di mobilità per tutti i collaboratori; poi, ci sono le opzioni di sharing aziendale, spesso gestite tramite App o piattaforma dedicata, anche in questo caso identificate come ulteriori iniziative di welfare (ride sharing 43% e corporate car sharing 39%).

La mobilità si tinge di green

Cresce l’interesse delle aziende verso la Corporate Social Responsibility, considerata strategica dal 42% delle aziende che, nel 95% dei casi, ritengono le azioni impostate (sensibilizzazione e formazione dei driver, bilancio sociale, mobility policy…) importanti per il miglioramento della qualità della vita.

L’attenzione alla sostenibilità passa ovviamente anche dalla transizione energetica delle flotte. Secondo il Barometro dell’Arval Mobility Observatory, in Italia, la crescita delle alimentazioni alternative riguarderà nei prossimi tre anni il 70% delle aziende, un dato in forte crescita rispetto allo scorso anno. I motori ibridi si collocano in testa alle scelte delle aziende, sia tradizionale (54%) che plug-in (48%), seguiti dai mezzi elettrici (40%), dai gas naturali, dal GPL (36%) e dal CNG (28%).

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Connected Cars e sicurezza

Connettività e nuove tecnologie rappresentano un altro aspetto su cui si concentra e si concentrerà l’attenzione delle aziende italiane. Le auto connesse sono sempre più diffuse: in Italia il 49% delle aziende utilizza la telematica per la gestione della propria flotta, soprattutto per geolocalizzare i veicoli (45%), migliorare l’efficienza operativa (42%), ridurre i costi di flotta (36%).

Sicurezza in primo piano quando si parla di ADAS: i fleet manager riconoscono una loro sempre maggiore diffusione nelle dotazioni di bordo dei mezzi (85%), in particolare in quelli di nuova generazione (76%). L’obbligatorietà degli ADAS sui mezzi è ritenuta fondamentale (73%) anche se questa dovesse comportare un aumento dei costi, considerato probabile in futuro (72%).