L’economia circolare diventa parametro di ricerca: ecco la classifica delle città italiane più smart secondo i ricercatori del Cesisp.

Quando si parla di eccellenza in termini di sostenibilità, di città intelligenti e sensibili alle tematiche ambientali, Milano pare non temere confronti. L’ICity Rate 2018, il rapporto annuale realizzato dal Fpa, il Forum della Pubblica Amministrazione, la posiziona infatti come migliore smart city nel Belpaese per il quinto anno consecutivo, mentre secondo il Sole24Ore è al primo posto per qualità della vita. La metropoli si distingue inoltre per aver vinto il Wallpaper design award, che premia l’avanguardia artistica, di architettura e design.

Uno dei più importanti riconoscimenti attribuiti a Milano riguarda però l’ambito economico: secondo uno studio condotto dal Cesisp, il Centro di Economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico dell’Università di Milano-Bicocca, la città meneghina si piazza al primo posto in Italia per l’attuazione dei principi dell’economia circolare, seguita da Firenze e Torino.

economia circolare

Firenze, città virtuosa per l’economia circolare è anche al primo posto per quanto riguarda il volontariato © iStockphoto

Ma quali sono le città italiane più orientate verso l’economia circolare? Ecco la classifica delle prime dieci:
 1. Milano
 2. Firenze
 3. Torino
 4. Bologna
 5. Roma
 6. Genova
 7. Bari
 8. Napoli
 9. Palermo
10. Catania

I risultati pubblicati dal Cesisp sono stati presentati in occasione del congresso annuale del 20 maggio 2019 nei pressi dell’ateneo.

Economia circolare, una sfida per le città

Gli studiosi presentano il concetto di economia circolare come una “sfida glocal”, ovvero propria di una zona, ma capace di sfruttare le opportunità offerte dai processi di globalizzazione. Da qui l’idea di classificare le città d’Italia basandosi su questo parametro economico. Lo studio si è rivelato piuttosto complesso: i ricercatori Cesisp sono partiti per prima cosa da una macro suddivisione dell’area di economia circolare in cinque grandi topic differenti e per ciascuno di essi hanno misurato dei parametri in modo oggettivo, assegnando un voto da 1 a 5. La media dei punteggi dei venti parametri misurati ha poi stabilito la valutazione finale.

La prima delle macro suddivisioni riguarda gli input sostenibili, ovvero quegli indicatori tecnici come il numero di auto elettriche e ibride in circolazione, il numero di colonnine di ricarica elettrica, l’efficienza energetica, la quantità di energia prodotta dal fotovoltaico e la densità di aree verdi. La seconda categoria, più “social”, tratta del livello di condivisione sociale, considerando il numero di orti urbani, la quantità di case vuote e il tasso di volontari rispetto alla popolazione totale. Proseguendo si trova tutto ciò che riguarda i prodotti sotto forma di servizi: nuovi modelli di business che puntano sul trasporto pubblico, il car sharing e le piste ciclabili. Il quarto pilastro è rappresentato dalla end of life dei prodotti, quindi ciò che riguarda il riutilizzo e l’usato di seconda mano, la gestione dei rifiuti, il riciclo, la raccolta differenziata e la depurazione dell’acqua. Infine, l’ultima macro suddivisione valutata in termini di economia circolare applicata alle città riguarda l’estensione della vita utile di beni e servizi: efficienza del suolo e della rete idrica, politiche di responsabilizzazione dei cittadini e spesa dell’amministrazione per gli interventi di manutenzione.

una delle città dell'economia circolare

Roma è al primo posto per quanto riguarda gli input sostenibili © iStockphoto

La classifica vista da vicino

Il Cesisp ha scelto di monitorare i dieci centri italiani con più di trecentomila abitanti, ma è a Milano, Firenze e Torino che spetta, nell’ordine, il podio. Analizzando nello specifico la classifica si individuano dettagli interessanti che riguardano anche altre città: Roma, ad esempio, si aggiudica la “vittoria” per quanto riguarda gli input sostenibili, in virtù del suo territorio molto esteso e dei bassi consumi di energia rapportati al pil urbano. Genova si contende con Milano il primato sull’estensione della vita utile delle risorse, mentre la già virtuosa Firenze è al primo posto anche per quanto riguarda il volontariato.

Milano, va detto, non è un successo sotto tutti i punti di vista: uno dei primati negativi del capoluogo lombardo riguarda infatti il consumo di suolo e la riduzione dei servizi ecosistemici. A questo va aggiunta la forte carenza nell’ambito del fotovoltaico e la scarsa presenza di aree verdi, molto al di sotto delle aspettative.
I ricercatori sottolineano l’importanza di questi aspetti, suggerendo che è proprio in tali ambiti che servirebbe un intervento deciso da parte dell’amministrazione, senza dimenticare le enormi possibilità tecnologiche e digitali oggi a disposizione.