Il collegamento tra inquinamento dell’aria e mortalità da coronavirus è provato scientificamente. Lo rivela uno studio di Harvard.

La mortalità da coronavirus e l’inquinamento da polveri sottili sembrano essere strettamente correlati. A svelarlo è uno studio condotto nell’università di Harvard, Massachusetts, Stati Uniti – a cui ha partecipato anche la ricercatrice italiana Francesca Dominici. I risultati emersi dalla ricerca sono stati definiti molto attendibili, con un margine di veridicità (intervallo confidenziale) del 95%; la loro validità è stata confermata anche dal Consiglio superiore della sanità e dall’Istituto superiore della sanità italiani.

Lo studio dell’università di Harvard

I ricercatori hanno analizzato il rapporto tra i decessi da coronavirus e l’esposizione media alle polveri ultrasottili in 3mila contee degli Stati Uniti (circa il 98% della popolazione). Lo studio, durato fino a inizio aprile, ha tenuto conto di molte variabili non trascurabili che riguardano le aree analizzate: comportamenti e caratteristiche individuali (fumo, alimentazione, stile di vita, peso corporeo), variabili socio-economiche, quantità di tamponi effettuati, disponibilità di posti letto in terapia intensiva in rapporto al numero di abitanti del luogo e addirittura le condizioni meteorologiche dell’area presa in considerazione.

inquinamento dell'aria da polveri sottili

Esiste una correlazione stretta tra livello di polveri sottili nell’aria e mortalità da coronavirus © iStockphoto

Meno inquinamento dell’aria, più guarigione

Parlando di pm2,5 si intendono polveri sottili di diametro aerodinamico minore o uguale a 2,5 μm. I ricercatori hanno scoperto che all’aumento di un solo microgrammo per metro cubo di pm2,5 corrisponde un incremento medio del 15% della mortalità da Covid-19. “È importante aumentare gli sforzi per fermare l’inquinamento da polveri sottili, per proteggere la salute del genere umano durante, ma anche dopo la crisi da Covid-19”, si legge nelle conclusioni della ricerca di Harvard. Durante il lockdown, la riduzione dei livelli di inquinamento data dallo stop quasi totale delle attività produttive e dalla riduzione della circolazione delle auto, è emersa non solo dai dati delle rilevazioni fatte, ma si è resa percepibile ai sensi: cieli tersi e profumo dell’aria erano lì a dimostrarlo. La diminuzione delle attività antropiche ha subito portato ad una riduzione netta delle polveri sottili e a un’aria migliore – sottolineano gli studiosi – il che si traduce in una maggior probabilità di sconfiggere il virus stesso. Sulla base di queste conclusioni, i ricercatori hanno quindi voluto studiare eventuali correlazioni tra inquinamento e principali focolai di virus negli Stati Uniti: le zone a più alta mortalità si sono rivelate essere quelle con maggiore inquinamento atmosferico.

Wuhan e Milano

Altre evidenze sottolineano il legame tra mortalità da coronavirus e inquinamento. Basti pensare, ad esempio, che Wuhan, epicentro dell’infezione da Covid-19, è la città più popolosa della provincia di Hubei e una delle regioni più industrializzate e inquinate della Cina. In Italia, è la Lombardia la regione più colpita dall’epidemia e i principali focolai corrispondono proprio alle aree con maggior concentrazione di fabbriche nella Pianura Padana. Lo studio di Harvard ha acceso un faro su queste evidenze e grazie all’accuratezza con cui è stata svolta si è meritata il plauso anche del presidente dell’Istituto superiore della sanità italiano Silvio Brusaferro.

correlazione tra inquinamento dell'aria e mortalità da coronavirus

Le zone più colpite dal virus in Italia corrispondono alle aree più inquinate © iStockphoto

Gli obiettivi dell’Agenda 2030

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è un programma d’azione suddiviso in 17 obiettivi riguardanti persone, pianeta e prosperità. È stato stilato nel 2015 dai governi dei 193 Paesi. L’undicesimo punto dell’Agenda, “Città e comunità sostenibili”, include una riduzione dell’impatto ambientale negativo pro-capite nelle città, con riferimento alla gestione dei rifiuti, alla qualità dell’aria e all’incentivo di sistemi di trasporto sostenibili. L’Italia sta lavorando per il raggiungimento di tutti i focus evidenziati nell’Agenda 2030, ma molto resta ancora da fare. Nel 2019, infatti, ben cinquantacinque capoluoghi italiani avevano superato la soglia limite dei livelli di polveri sottili. A gennaio 2020 erano già cinque le città sopra ai limiti consentiti. E di queste, quattro (Milano, Padova, Torino e Treviso) situate nelle regioni più colpite dal coronavirus, fatto che ancora una volta ha evidenziato agli occhi degli studiosi quanto sia concreto il legame tra inquinamento e letalità dell’epidemia.