Per evitare mezzi pubblici affollati e tutelare la nostra salute, è probabile che nei prossimi mesi utilizzeremo l’auto privata o aziendale molto più spesso. Fondamentale resta l’attenzione alla sicurezza stradale.

Il nostro modo di spostarci è cambiato. Anche con la fine del ”total-lockdown” che ci ha tenuti tutti a casa nelle scorse settimane per ridurre i contagi da Covid-19, molti hanno preferito continuare ad utilizzare l’auto privata per i propri spostamenti ed evitare i mezzi pubblici per cercare di tutelare al massimo la propria salute. Oggi più che mai, quindi, parlare di sicurezza sulla strada è d’obbligo e un tema da non sottovalutare.

A questo argomento, l’Onu ha dedicato la Decade of Action for Road Safety 2011-2020, ovvero il decennio di azione per la sicurezza stradale 2011-2020, nel tentativo di salvare milioni di vite. Ogni due anni, le Nazioni unite hanno anche organizzato nel mese di maggio la Settimana mondiale per la sicurezza stradale, con eventi dedicati, conferenze e momenti di riflessione. Durante l’ultima, che si è svolta nel 2019, si è ribadito l’obiettivo di sensibilizzare guidatori e pedoni per ridurre il numero di vittime della strada.

Tra i risultati ottenuti dalla campagna Onu c’è la Dichiarazione globale dei giovani per la sicurezza stradale, firmata da 160 giovani leader di 75 paesi lo scorso 18 febbraio. Obiettivo del documento: chiedere a politici e aziende di tutto il mondo strade più sicure e mobilità più sicura, migliori infrastrutture, più formazione proprio sul tema della sicurezza stradale.

sistemi intelligenti di assistenza per la sicurezza stradale

I nuovi sistemi intelligenti di assistenza stradale assicurano un minor rischio di incidenti © iStockphoto

Sicurezza stradale, cosa dice la legge

La proposta di legge approvata dal Parlamento europeo impone l’installazione dei sistemi Adas, Advanced driver assistance systems, sui veicoli di nuova generazione. Saranno obbligatori dal 2022 e, secondo le stime della Commissione europea, potrebbero contribuire a evitare 25.000 morti e 140.000 feriti sulle strade del nostro continente tra il 2022 ed il 2038.

Le vetture di nuova immatricolazione dovranno avere per esempio il sistema di assistenza alla frenata d’emergenza, il riconoscimento sonnolenza e soglia di attenzione, il dispositivo di mantenimento della corsia di marcia. E ancora, il segnale d’arresto di emergenza, la telecamera di retromarcia o i sensori di prossimità, il sistema di rilevamento dell’inversione di marcia e la predisposizione all’etilometro integrato per il rilevamento del tasso alcolemico del conducente.

I nuovi veicoli saranno inoltre dotati di Intelligent speed assistance o Cruise control adattivo, per regolare la velocità dell’auto a seconda dei limiti, analizzando mappe satellitari e segnaletica. Infine, le vetture potrebbero avere scatole nere a bordo, per registrare gli attimi precedenti a un sinistro e favorire così la corretta ricostruzione degli incidenti.

Cosa fanno le aziende oggi per la sicurezza di dipendenti e pedoni

C’è chi non sta aspettando il 2022 per implementare queste modifiche sul proprio parco auto. Secondo l’Arval Mobility Observatory, centro studi sulla mobilità e sulle tendenze del mercato creato da Arval nel 2002 in Francia e operativo in Italia dal 2005, le aziende si stanno dotando infatti di flotte sempre più sostenibili e sicure proprio grazie ai sistemi telematici.

Quelle con più di 100 dipendenti, per esempio, scelgono di inserire le scatole nere nel 17% dei casi, mentre in quelle con più di 1000 dipendenti la percentuale si spinge fino al 31%. Molte imprese scelgono inoltre veicoli geolocalizzati per garantire un soccorso tempestivo ai guidatori in caso di necessità.

Sul tema della sicurezza stradale, insomma, le imprese si stanno già attivando. E anche se resta ancora molto da fare, la strada è quella giusta.